lunedì 27 dicembre 2010

Google App Inventor per Android in Ubuntu

Sviluppare applicazioni per dispositivi complessi, come i moderni smartphones, non è semplice, o meglio... non lo era sino a oggi. Infatti chi desidera sviluppare applicazioni mobile per Android, da oggi può contare su un nuovo alleato: App Inventor, un completo set di strumenti che consentono di realizzare applicazioni in modo semplice e totalmente visuale.

Passiamo subito alla pratica e iniziamo la nostra nuova avventura verso il magico mondo delle Android Apps.



1) Per iniziare abbiamo bisogno di un account App Inventor, ma prima di inoltrare la richiesta, assicuriamoci di essere già in possesso di una casella di posta Gmail, in caso contrario apriamone subito una e procediamo nella creazione del nostro account App Inventor, seguendo le indicazioni presenti in questa pagina: http://appinventor.googlelabs.com/about/. Fatto ciò non ci resta che pazientare qualche giorno, in quanto Google necessita di un po' di tempo per valutare la nostra richiesta; appena il nostro account sarà stato creato, riceveremo una comunicazione da parte del team di App Inventor direttamente nella nostra casella Gmail.

2) App Inventor è un'applicazione web, per cui sarà in esecuzione in un browser, il quale a sua volta non potrà comunicare direttamente con le periferiche. Per questo Google ci fornisce un apposito software, realizzato con la tecnologia Java Web Start, il quale ci permetterà di connettere il nostro smartphone attraverso le porte USB del nostro computer, consentendoci in questo modo di testare le nostre applicazioni direttamente sul nostro telefonino Android.

Prima di passare però al setup di App Inventor, dobbiamo preparare il nostro sistema Ubuntu Linux perché tutto funzioni alla perfezione. Innanzitutto dovremo aggiungere il repository Medibuntu, il quale ci renderà possibile installare il pacchetto JDK, aprendo gestore di pacchetti (Sistema -> Amministrazione -> Gestore pacchetti) e cercando: sun-java6-jdk.

3) Dopo aver sistemato a dovere la nostra Linux Box, possiamo procedere con l'installazione del software fornitoci da Google. Scarichiamo il pacchetto appinventor-setup_1.1_all.deb e dalla finestra che appare scegliamo di aprire il file con Ubuntu Software Center, il quale si occuperà dell'intera installazione in modo totalmente automatico, risparmiandoci un po' di fatica.

4) A questo punto siamo pronti per realizzare la nostra prima applicazione Android, quindi effettuiamo l'accesso ad App Inventor e iniziamo la nostra avventura, andando in "My Projects" e cliccando su "New". Quello che ci troveremo di fronte è il "Designer", lo strumento per la costruzione grafica delle nostre applicazioni. L'altro strumento indispensabile, accessibile dall'apposito pulsante "Open the Blocks Editor" in alto a destra, è il "Block Editor", il quale consente di definire le azioni e le procedure in risposta ai vari eventi che vogliamo gestire.

5) Prima di partire a tutta birra comunque, ci conviene procedere al collegamento del nostro dispositivo Android, o in alternativa, avviare l'emulatore del telefonino Android disponibile tra gli strumenti di App Inventor.

Termino questa breve escursione nel mondo mobile con una serie di immagini esplicative di App Inventor in Ubuntu 10.10 (Maverick Meerkat).


Schermata di accesso ad App Inventor


Designer di App Inventor durante il packaging


Blocks Editor con un dispositivo Android virtuale


Dispositivo virtuale durante la creazione di una app


Associazione delle azioni ai pulsanti nel Blocks Editor


Generazione e salvataggio della app HelloPurr.apk


Scaricamento della nostra app direttamente nel dispositivo virtuale


La nostra applicazione in funzione sul telefonino virtuale


La nostra applicazione è disponibile nel menu del telefono virtuale

venerdì 24 dicembre 2010

Aggiungere repository Medibuntu

Aggiungere i repository Medibuntu al nostro sistema Ubuntu significa poter accedere a tutti quei software multimediali che spesso, a causa della loro natura proprietaria, non possono essere inclusi nel ramo ufficiale dei pacchetti forniti da un sistema operativo libero come Linux. Questa aggiunta ci permette di poter installare con un semplice click tutti quei codecs necessari per una soddisfacente fruizione dei contenuti multimediali presenti in rete. OK è ora di passare ai fatti... per poter beneficiare di tutto il parco software offerto dai repository Medibuntu è sufficiente aprire un terminale (Applicazioni -> Accessori -> Terminale) e impartire il seguente comando:

$ sudo wget --output-document=/etc/apt/sources.list.d/medibuntu.list http://www.medibuntu.org/sources.list.d/$(lsb_release -cs).list && sudo apt-get --quiet update && sudo apt-get --yes --quiet --allow-unauthenticated install medibuntu-keyring && sudo apt-get --quiet update  [invio]

password [invio]

Fatto ciò, possiamo aprire il gestore pacchetti (Sistema -> Amministrazione -> Gestore pacchetti) e installare cose molto utili, tipo Flash e la versione ufficiale di Java.

Un piccolo trucco per installare tutti i codecs di cui potremmo aver bisogno nel corso delle nostre scorribande informatiche, consiste nell'installare il pacchetto restricted-extras; per farlo velocemente, eseguiamo nel terminale precedentemente aperto, il seguente comando:

$ sudo apt-get install ubuntu-restricted-extras [invio]

password [invio]


Bene, da ora in poi sarete in grado di gestire tutti i formati possibili e immaginabili, quindi, mi raccomando... fatene buon uso  ;-)

mercoledì 1 dicembre 2010

Installare LibreOffice da repository

Come molti di voi sapranno, OpenOffice è la suite da ufficio open source più utilizzata al mondo e il merito va sicuramente, oltre che ai numerosi sviluppatori indipendenti, anche a Sun Microsystems, la quale ha sempre creduto nel modello di sviluppo libero. Purtroppo la recente acquisizione di Sun Microsystems da parte di Oracle, ha suscitato molte perplessità sul futuro di OpenOffice, come di tutti gli altri progetti open source sponsorizzati da Sun. Di conseguenza, molti sviluppatori di OpenOffice hanno pensato di crare una fondazione: The Document Foundation, la quale avrà come obiettivo principale, la difesa dei formati aperti per i documenti elettronici, oltre che la garanzia di una suite da ufficio open source libera per sempre. Da qui l'esigenza di prendere il codice sorgente di OpenOffice e realizzarci un fork totalmente libero dall'influenza di aziende o corporazioni. Oltretutto, in questo modo sarà possibile apportare al software delle funzionalità e delle migliorie, senza attendere le decisioni della compagnia. Questo, si presume, garantirà alla nuova suite una velocità di sviluppo nettamente superiore, rispetto al passato, per dei risultati impensabili in un modello di sviluppo chiuso. Tutti noi dovremmo installare LibreOffice il più presto possibile, in modo da poter offrire, con i nostri feedback, un prezioso contributo agli sviluppatori. L'unico problema, per il momento, è che LibreOffice non può essere installato dal gestore pacchetti della propria distro, in quanto non ancora disponibile; tuttavia esiste un modo abbastanza semplice per farlo. In questo caso ci occuperemo di installare LibreOffice 3.3.0 in Ubuntu 10.10 (Maverick Meerkat) utilizzando il gestore pacchetti Synaptic, non prima però di aver aggiunto gli opportuni repository.

Iniziamo con la rimozione di OpenOffice che è installato di default in Ubuntu... perlomeno cosi è sino alla 10.10 ;-)

1) Apriamo il gestore pacchetti Synaptic: Sistema -> Amministrazione -> Gestore pacchetti

2) clicchiamo sull'icona: Cerca (in alto a destra)

3) assicuriamoci che il campo: Cerca in: sia impostato a: Nome

4) scriviamo nella casella di testo: openoffice.org-common

5) clicchiamo su: Cerca e selezioniamo: openoffice.org-common per la rimozione (in questo modo verrà eliminato tutto OpenOffice)

Bene, fatto questo procediamo all'installazione vera e propria di LibreOffice:

1) apriamo il file sources.list con l'editor predefinito in Ubuntu

$ sudo gedit /etc/apt/sources.list [invio]
password

2) copiamo questa riga:

deb http://download.tuxfamily.org/gericom/libreoffice

e incolliamola in fondo al file sources.list appena aperto

3) salviamo e chiudiamo la finestra dell'editor

4) adesso importiamo la chiave GPG che serve ad autenticare il nuovo repository

$ wget deb http://download.tuxfamily.org/gericom/gericom.asc -q -O- | sudo apt-key add - [invio]

5) apriamo il gestore pacchetti Synaptic: Sistema -> Amministrazione -> Gestore pacchetti, mettiamo la nostra password e clicchiamo su Aggiorna (in alto a sinistra)

6) terminata la sincronizzazione, clicchiamo sull'icona: Cerca (in alto a destra)

7) scriviamoci dentro libreoffice, assicurandoci che il campo: Cerca in: sia impostato su: Nome, quindi clicchiamo su: Cerca

8) selezioniamo tutte le voci LibreOffice e poi clicchiamo su Applica e di nuovo su Applica

Vedrete che in pochi minuti avrete sulla vostra Ubuntu, la nuovissima Suite LibreOffice pronta all'uso.

Buon lavoro e stay tuned... con Libre Office ;-)

mercoledì 17 novembre 2010

Chromium in italiano

La versione open source di Google Chrome, come già saprete, si chiama Chromium... anzi per l'esattezza si dovrebbe chiamare: Chromium Browser, in quanto Chromium potrebbe riferirsi al noto gioco (sparatutto spaziale d'azione a scorrimento con vista dall'alto e ritmo veloce) disponibile, anche per GNU/Linux. Il browser open source, ha tutte le caratteristiche del cugino di casa Google e per certi versi è anche meglio di quest'ultimo . Gli utenti che utilizzano Ubuntu Linux, hanno la fortuna di poter installare questo magnifico browser, direttamente dal gestore di pacchetti; andiamo in: Sistema -> Amministrazione -> Gestore pacchetti. clicchiamo sull'icona Cerca (in alto a destra) e scriviamo: chromium, ora selezioniamo chromium-browser e clicchiamo due volte su Applica per completare le operazioni.
L'installazione, dicevamo, si risolve in meno di un minuto, ma poi al primo avvio del browser, ci accorgiamo che è tutto in inglese e che, pur frugando nelle preferenze del programma, non è possibile impostare la lingua italiana. In realtà, come spesso accade, la soluzione è veramente alla portata di mano; basta infatti installare il pacchetto che fornisce la localizzazione in italiano e il gioco è fatto. Quindi, sempre da Gestore pacchetti clicchiamo (in alto a destra) sul tasto: Cerca e nella casella di testo digitiamo di nuovo: chromium - dopodiché selezioniamo la casella relativa a: chromium-browser-110n e facciamo click su: Applica e ancora Applica per portare a termine l'installazione
Da ora in avanti, quando avvierete Chromium, tutti i comandi del browser saranno in italiano.

Infine, se come me, preferite la riga di comando, al posto delle interfacce grafiche... invece di fare tutti quei passaggi illustrati sopra, potrete installare, sia il browser, sia la lingua (anche) italiana con questo semplice comando:

$ sudo apt-get install chromium-browser chromium-browser-110n [invio]
password [invio]

ehmmm... l'efficacia della shell è sempre evidente, ma ho voluto descrivere anche il metodo "punta e clicca", perché altrimenti il post sarebbe stato troppo corto ;-)

lunedì 4 ottobre 2010

Copia e incolla nel terminale

Chi segue questo blog si sarà reso conto che, molto spesso, per eseguire i vari comandi si presenta la necessità di fare un copia/incolla dalle pagine del sito al terminale. Questo generalmente si effettua in questo modo:

1) si seleziona il testo
2) poi si clicca col tasto destro sul testo selezionato
3) dal menu contestuale si sceglie "Copia"
4) si clicca poi all'interno del terminale per avere il focus
5) poi ancora il tasto destro in prossimità del prompt, all'interno del terminale
6) infine, dal menu contestuale si sceglie "Incolla"

Certo, osservando i numerosi passaggi necessari, si evince che quello appena visto non è sicuramente il modo migliore (anche se è il più usato) per fare copia-incolla.

Molti penseranno: "la combinazione di tasti: CTRL + V non sarebbe più veloce?"
Certo, ma nel terminale non funziona... invece aggiungendo a CTRL + V anche SHIFT, saremo in grado di incollare quanto presente in memoria, direttamente nel terminale. Quindi ricapitolando, la combinazione da tastiera: CTRL + SHIFT + V vi permette di incollare un testo all'interno del terminale di Ubuntu Linux. Purtroppo però, anche in questo caso, non si tratta della migliore soluzione possibile, infatti esiste un modo molto più immediato, per copiare un testo da una qualsiasi sorgente e incollarlo all'interno del terminale. Per farlo dovrete semplicemente evidenziare (e solo evidenziare) con il mouse la parte di testo che volete copiare, poi cliccate con il tasto centrale del mouse (solitamente la rotellina) all'interno del terminale e automagicamente vi ritroverete il comando pronto per essere eseguito.

OK, adesso che avete imparato anche come fare un copia & incolla ultrarapido nel terminale, mi auguro che sarete così diligenti, da voler scrivere tutti i comandi di sana pianta ;-)

martedì 28 settembre 2010

Eliminare il doppio Windows in Grub 2

Ho già ampiamente parlato di come rimuovere alcune delle entry dal menu di Grub2, ma recentemente mi si è presentato un problema più specifico, eliminare una delle due voci (quella del ripristino) di Windows seven dal menu di Grub. Prima di iniziare, voglio precisare che la soluzione che descriverò qui di seguito, è stata da me testata su un laptop Toshiba Satellite A660-11M con preinstallato Windows 7, in cui è stata poi installata in dual boot, la distro Ubuntu 10.04 Lucid Lynx; tuttavia, poiché è noto che lo stesso problema si verifica anche con la maggior parte dei computer che abbiano, oltre a Linux, anche Windows Vista/7, la seguente soluzione è applicabile, con le dovute accortezze, a tutti i sistemi che abbiano le caratteristiche appena menzionate.

Insomma, perché Grub 2 inserisce nel menu di avvio due voci relative a Windows? Semplicemente perché ci sono due partizioni di Windows; infatti negli ultimi tempi ha preso sempre più piede la tendenza, da parte dei produttori, di non fornire il disco di ripristino del sistema, sostituendolo "egregiamente" con una partizione di ripristino, la quale viene, giustamente vista come un device contenente un sistema di avvio di Windows; che poi si tratti dell'avvio di una procedura che riporterebbe il computer allo stato iniziale, poco importa, anzi, mi vien da pensare che l'abbiano fatto apposta. Oltretutto poi, una soluzione del genere comporta anche dei rischi: infatti se dovesse malauguratamente rompersi il disco fisso, vorrei vedere quanti di voi avranno provveduto a fare un backup della partizione di recovery... insomma un motivo in più per abbandonare Winzozz, casomai ce ne fosse bisogno ;-)

Ora passiamo alla pratica, questa è la situazione:
nel mio caso il computer ha, di fabbrica, due partizioni: la prima contenente il sistema di ripristino, mentre nella seconda c'è il sistema operativo vero e proprio. Quando installiamo Linux, prima dobbiamo creare lo spazio necessario al nuovo ospite, ridimensionando la seconda partizione, per intenderci, quella in cui risiede Windows 7; dopodiché, installiamo nell'MBR il boot loader, che in questo caso è Grub 2, il quale vedrà tre partizioni da avviare: la prima sarà quella per il ripristino Windows, la seconda quella di Windows 7 e infine la terza sarà quella contenete Ubuntu Linux. Nel caso il computer in questione sia usato solo da noi, poco male, ma cosa succederebbe se nostra moglie o i nostri figli premessero involontariamente la voce sbagliata? Il risultato sarebbe funesto: verrebbe distrutta la partizione dedicata a Linux e noi perderemmo (quasi sicuramente) tutti i dati contenuti in quella parte dell'hard disk.

E questa è la soluzione:
bisogna nascondere il sistema di ripristino di Windows dal menu di Grub e, per farlo, dobbiamo sporcarci le mani con gli script di Grub 2.

1) apriamo un terminale da Applicazioni -> Accessori -> Terminale

2) acquisiamo i permessi per poter operare da root:
$ sudo -s [invio]
password [invio]

3) apriamo, con Gedit, il file /boot/grub/grub.cfg:

# gedit /boot/grub/grub.cfg [invio]

4) cerchiamo in fondo al file il riferimento a Windows, lo troveremo tra le righe:

### BEGIN /etc/grub.d/30_os-prober ###

e

### END /etc/grub.d/30_os-prober ###


e si presenterà all'incirca in questo modo:

menuentry "Windows 7 (loader) (on /dev/sda1)" {
insmod ntfs
set root='(hd0,1)'
search --no-floppy --fs-uuid --set ac4e7aea4e7aad28
chainloader +1
}
menuentry "Windows 7 (loader) (on /dev/sda2)" {
insmod ntfs
set root='(hd0,2)'
search --no-floppy --fs-uuid --set 48caa0edcaa0d888
chainloader +1
}
anche se apparentemente le due entry sono simili, noi sappiamo benissimo che nella prima partizione risiede il sistema di ripristino, mentre nella seconda partizione c'è il sistema operativo vero e proprio, cioè, quello che serve a noi. Quindi selezioniamo con il mouse tutta la parte di nostro interesse, cioè, quella che vogliamo compaia nel menu di Grub:

menuentry "Windows 7 (loader) (on /dev/sda2)" {
insmod ntfs
set root='(hd0,2)'
search --no-floppy --fs-uuid --set 48caa0edcaa0d888
chainloader +1
}

e copiamolo con la combianzione [CTRL] + [C]

chiudiamo Gedit e dal solito terminale apriamo il file /etc/grub.d/40_custom:

# gedit /etc/grub.d/40_custom [invio]

posizionamoci in fondo al file, incolliamo con la combinazione [CTRL] + [V]
e se non già presente, aggiungiamo EOF (end of file) in modo che il tutto assomigli a qualcosa del genere:

#!/bin/sh
exec tail -n +3 $0
# This file provides an easy way to add custom menu entries. Simply type the
# menu entries you want to add after this comment. Be careful not to change
# the 'exec tail' line above.

Adding Windows 7 to GRUB 2 menu
menuentry "Windows 7 (loader) (on /dev/sda2)" {
insmod ntfs
set root='(hd0,2)'
search --no-floppy --fs-uuid --set 48caa0edcaa0d888
chainloader +1
}
EOF

a questo punto non ci resta che salvare e chiudere Gedit.

Ora dobbiamo istruire Grub perché prenda in considerazione la voce contenuta nel nostro 40_custom, piuttosto che quelle generate attualmente dallo script 30_os-prober. Per fare ciò è sufficiente cambiare i permessi agli script interessati, in questo modo:


# chmod -x /etc/grub.d/30_os-prober [invio]

# chmod +x /etc/grub.d/40_custom [invio]

infine dobbiamo ricordarci di aggiornare Grub 2 in modo da rendere effettive le modifiche da noi richieste:
# update-grub2 [invio]

e con questo abbiam finito.

Ovviamente, nel caso che per qualche motivo, foste interessati a far riapparire la voce relativa al ripristino di Windows, non dovrete far altro che invertire i permessi di esecuzione ai due file appena visti e far rileggere a Grub le nuove impostazioni:

# chmod +x /etc/grub.d/30_os-prober [invio]
# chmod -x /etc/grub.d/40_custom [invio]
# update-grub2 [invio]

Facile no?

mercoledì 4 agosto 2010

Conversione video facile con Linux

Oggigiorno realizzare un video è diventata quasi una mania, e pur di pubblicare qualcosa su Youtube, si è disposti a registrare di tutto. Non da meno, è possibile vedere un film da, praticamente, qualsiasi riproduttore multimediale, che sia tascabile o meno. L'unico problema - se cosi si può dire - consiste nel fatto che i vari dispositivi in commercio adottano formati e risoluzioni diverse tra loro, quindi, va da se, che se realizzo un video con un telefonino Android, per riprodurlo anche sull'iPad o nella PlayStation3, probabilmente, dovrò convertirlo nei formati e nelle risoluzioni adatte a questi ultimi.
In questo blog avevo già parlato in diverse occasioni di conversioni video:

Convertire video AVI in MPG con FFMPEG

Conversione formato video da avi a mp4

Rippare un DVD da linea di comando con Linux e Mencoder

Conversione video da riga di comando

tuttavia l'approccio della riga di comando, pur ritenendolo personalmente quello più semplice ed efficace, non sembra essere alla portata di tutti. In effeti i nuovi utenti di Linux (forse sarebbe meglio dire di Ubuntu Linux) che probabilmente provengono da Windows, hanno spesso difficoltà ad aprire un terminale... figuriamoci poi, digitarci dentro qualcosa ;-)

Bene, per tutti questi la soluzione si chiama Arista Transcoder, un programma veramente ben fatto, che consente di convertire, in pochi semplici passi, i nostri file multimediali in tutti i formati utilizzati dai dispositivi attualmente in circolazione; inoltre è munito di una semplice interfaccia grafica, che lo rende particolarmente adatto ai non esperti. Riassumo brevemente le caratteristiche principali del software:

- Ricerca automatica di DVD e dispositivi video
- Preset per computer, DVD, Playstation, iPod, iPhone, Android e smartphone
- Aggiornamento automatico dei preset
- Anteprima per valutare in tempo reale la qualità di conversione
- Trasforma un DVD in un file video a nostra scelta
- Consente la registrazione di un flusso video proveniente da una webcam

Ora che abbiamo visto di cosa si tratta passiamo all'installazione... però almeno in questo caso permettetemi di usare la riga di comando, anche perché sarebbe dannatamente noiso andarsi a cercare tutti i software in Synaptic e installarli uno ad uno... ritengo sia molto più semplice: aprire un terminale e digitare:

$ sudo apt-get install arista gstreamer0.10-plugins-ugly-multiverse h264enc libdvdcss2 [invio]

eventuale password [invio]

Questo comando genera alcune, cosiddette, dipendenze (anche abbastanza strane) che durante il processo di installazione, vi presenteranno 2 schermate di opzioni... premete semplicemente invio e andate avanti. Fatto questo ci ritroveremo finalmente Arista Transcoder e tutti gli altri software necessari al suo (completo) funzionamento, installati e pronti all'uso.

Attenzione però - se non abbiamo i repository di Medibuntu abilitati, difficilmente il comando precedente potrà compiere totalmente il suo dovere (per esempio non riuscirà a trovare libdvdcss)... quindi, nel caso ce ne fosse bisogno, vediamo come aggiungere i nuovi repository:

$ sudo wget --output-document=/etc/apt/sources.list.d/medibuntu.list http://www.medibuntu.org/sources.list.d/$(lsb_release -cs).list && sudo apt-get --quiet update && sudo apt-get --yes --quiet --allow-unauthenticated install medibuntu-keyring && sudo apt-get --quiet update [invio]

eventuale password [invio]

A questo punto non ci resta che ripetere nuovamente il primo comando, per ritrovarci il nostro convertitore nel menu Applicazioni -> Audio & video -> Arista Transcoder. L'utilizzo è veramente banale, quindi non ci dilungheremo in questo; piuttosto è bene ricordare che nel sito del progetto: sono disponibili ulteriori presets da poter scaricare e aggiungere ad Arista Transcoder.

Se poi Arista Transcoder non dovesse proprio piacervi, non disperate... a questo indirizzo: http://www.linuxx.it/software/video/conversione/ potrete trovare una nutrita lista di altri convertitori video per Linux.

Adesso anche i nuovi utenti del pinguino non avranno più scuse... convertire un video con Linux, oggi è veramente alla portata di tutti ;-)

lunedì 28 giugno 2010

Abbassamento luminosità dello schermo in Debian

Generalmente preferisco "buttar su" Ubuntu nei computer degli amici che si avvicinano per la prima volta a Linux, questo perché ritengo che Ubuntu sia una distribuzione potente, facile ed elegante, quindi eccellente per l'uso desktop. Tuttavia qualche volta capita che, scarse risorse hardware o problemi inerenti a un'installazione in modalità grafica, rendino impossibile il semplice avvio della procedura d'installazione stessa. In questi casi la soluzione è quella di affidarsi alla sempre efficace Debian . Si, perché in caso di problemi di ogni genere, Debian GNU/Linux rimane la soluzione definitiva, il sistema operativo universale che si adatta a tutto e a tutti.

Adesso passiamo al problema: in una installazione di default, Debian offre l'ambiente grafico GNOME, lo stesso di Ubuntu, ma in una versione più conservativa e quindi meno recente. Certo il sistema funziona alla perfezione, ma nei portatili si presenta un fastidioso abbassamento della luminosità dello schermo dovuto a esigenze di risparmio energetico, solo che per qualche motivo questo comportamento persiste anche quando il laptop è collegato alla rete elettrica. L'inconveniente è che se non c'è attività per diversi secondi, si attiva il risparmio energetico con relativo abbassamento della luminosità e, a questo punto, bisogna necessariamente muovere il mouse o toccare la tastiera per ritornare alle condizioni di visibilità ottimali. L'effetto non è grave, ma secondo me, terribilmente irritante, quindi bisogna trovare una soluzione. Normalmente la cosa si dovrebbe risolvere andando a cambiare le impostazioni in: "Gestione alimentazione", ma purtroppo le modifiche sembrano non sortire alcun effetto. Probabilmente si tratta di un piccolo bug che impedisce il corretto funzionamento di questo tool e cercando nei forum si scopre che il problema è tutt'altro che raro. In questi forum. tra l'altro, si consiglia di sostituire Gnome-power-manager con l'equivalente Kpowersave, un'applicazione KDE che svolge bene il suo compito, ma che si tira dietro le dipendenze delle librerie QT in un ambiente, GNOME, basato sulle GTK. Insomma, IMHO, non credo che sia la soluzione giusta, quindi in attesa che venga risolto il problema in Gnome-power-manager, potremmo raggiungere comunque l'obiettivo, togliendo i permessi di esecuzione agli scripts di HAL che determinano tale comportamento anomalo. Per l'esattezza i comandi da dare sono due e, ovviamente, vanno eseguiti da root:

# chmod -x /usr/lib/hal/scripts/linux/hal-system-lcd-get-brightness-linux [invio]

# chmod -x /usr/lib/hal/scripts/linux/hal-system-lcd-set-brightness-linux [invio]

In questo modo abbiamo, di fatto, disattivato l'abbassamento della luminosità per il risparmio energetico e se abbiamo il computer collegato al proprio alimentatore, non è un problema, anzi, ma bisogna tener presente che nel caso di un uso con alimentazione a batteria, potremmo avere un decadimento della durata della stessa... a meno che, non riportiamo i permessi di esecuzione allo stato originale con:

# chmod +x /usr/lib/hal/scripts/linux/hal-system-lcd-get-brightness-linux [invio]

# chmod +x /usr/lib/hal/scripts/linux/hal-system-lcd-set-brightness-linux [invio]

Capisco che non si tratta di una soluzione elegante, però nel mio caso ha dato i risultati desiderati, senza causare particolari disagi, in quanto il temuto decadimento delle prestazioni della batteria è, tutto sommato, marginale e in compenso abbiamo un display sempre illuminato e ben visibile.

sabato 20 marzo 2010

Gestionale open source per Linux

Oggi parleremo di PromoGest2, un gestionale gratuito e open source disponibile anche per GNU/Linux. Questo software, che è completamente in italiano, ci consente di controllare in modo semplice e intuitivo ogni aspetto della nostra azienda; ora gestire prodotti, clienti, magazzino, fatture e quant'altro fosse necessario nello svolgimento della nostra attività, non sarà più un problema. PromoGest è adatto sia per distribuzioni a 32 che a 64 bit e dispone, oltre che dell'applicazione principale, anche di una serie di moduli che ne estendono le caratteristiche. Personalmente ho installato PromoGest 2 su di una distribuione Ubuntu 9.10 (Karmic Koala) ma anche per le altre distro non dovrebbero esserci differenze sostanziali - a patto di fornire all'applicazione l'ambiente adatto alla sua esecuzione - che nel caso specifico si risolve con l'installazione preventiva dei seguenti pacchetti: python-svn, python-reportlab, python-html5lib, python-webkit e subversion. Comunque, anche per quanto riguarda Ubuntu, l'installazione non avviente nel modo canonico, in quanto il pacchetto non è disponibile nei repository, tuttavia la procedura per l'installazione da svn è abbastanza semplice e veloce, tra risoluzione delle dipendenze, checkout del pacchetto e relativa installazione se ne vanno... 2 minuti ;-)

Iniziamo...

apriamo un terminale e prepariamo l'ambiente digitando:

$ sudo apt-get install python-svn python-reportlab python-html5lib python-webkit subversion [invio]
password [invio]

fatto ciò provvediamo a scaricare il pacchetto con:

$ svn co http://svn.promotux.it/svn/promogest2/trunk pg2 [invio]

per qualche secondo vedremo delle scritte scorrere all'impazzata, appena ritorna la calma spostiamoci nella cartella pg2 con:

$ cd pg2 [invio]

ora completiamo l'installazione con il comando:

$ sudo ./installa.sh [invio]

Bene abbiamo finito, ora se andiamo nel menu: Applicazioni -> Ufficio vedremo la nuova voce Promogest-2 e cliccandoci saremo accolti dalla schermata di login, che di default ha i seguenti valori: AziendaPromo come Azienda, admin come Nome utente e admin come Password... ovviamente starà poi a voi impostare delle credenziali di accesso più appropriate ;-)

Per concludere, ecco un elenco dei migliori gestionali gratuiti per GNU/Linux: http://www.iopensource.it/main/ToniPierdome/GestionaliAziendali

Buona gestione a tutti

martedì 9 marzo 2010

Configurare una stampante di rete con la Fonera 2

Negli ultimi anni ho fatto una gran bella pubblicità alla Fonera (d'altronde la merita) così ora, mi ritrovo con decine di amici foneros che quotidianamente mi tempestano di richieste d'aiuto da... foneros niubbo :-)
In questo momento molte persone stanno apprezzando le qualità della nuova Fonera 2n, la quale offre, tra le altre (moltissime) cose, anche la possibilità di mettere in rete una stampante USB, in modo da poter lanciare una stampa dal nostro portatile alla stampante che magari si trova nello sgabuzzino. Certo c'è da dire che mentre nelle aziende e negli uffici la condivisione delle stampanti è d'obbligo, nelle realtà domestiche (salvo eccezioni) è tutt'altra storia. La comodità di una stampante di rete è indubbia e ora, grazie alla Fonera 2n diventa anche alla portata di tutti.

Bene, prepariamo la Fonera:

1) accendiamo la stampante e inseriamo il suo cavo nella porta USB della Fonera
2) apriamo Firefox e digitiamo nella barra degli indirizzi: http://fonera [invio]
3) ci viene chiesta la password di amministrazione: inseriamola e poi [invio]
4) saremo accolti dalla Dashboard della Fonera - clicchiamo si Applicazioni
5) in Elenco delle Applicazioni facciamo click sulla croce alla destra di Printer
6) al posto della croce comparirà una X - l'applicazione è stata installata
7) torniamo alla Dashboard - noteremo che ora è comparsa l'icona Stampante

Ora che la Fonera è pronta, facciamo riconoscere la stampante a Ubuntu:

1) apriamo: Sistema -> Amministrazione -> Stampa
2) clicchiamo su Nuovo e attendiamo che si apra la finestra di Nuova stampante
3) nella casella: Inserire l'URI della periferica, digitiamo: socket://fonera:9100 poi Avanti
4) assicuriamoci che sia spuntato: Selezionare la stampante dal database
5) adesso dobbiamo sceglire il driver adatto alla nostra stampante
6) per prima cosa scegliamo la marca (es. HP) poi Avanti
7) ora cerchiamo il modello in nostro possesso (es. PSC 1300) poi Avanti
8) in Nome della stampante inseriamo un nome descrittivo (stampante-di-rete) senza spazi
9) Descrizione e Posizione sono opzionali, lasciamoli così e clicchiamo su Applica

Bravi avete finito. Probabilmente vi verrà chiesto se volete stampare una pagina di prova, potete farlo. Quello che invece non potrete fare, sarà, telefonarmi per chiedere come aggiungere una stampante di rete alla Fonera 2 ;-)

venerdì 22 gennaio 2010

Rimuovere una voce dal menu di Grub 2

In uno dei post precedenti avevamo visto come aggiungere una nuova voce al menu di Grub 2, oggi invece tratteremo lo stesso argomento, ma con l'obiettivo di rimuovere alcune voci dallo stesso menu. In questo caso l'esigenza è quella di avere un menu il meno affollato possibile e soprattutto più facile da gestire per i nostri familiari, i quali non sono poi così avvezzi all'informatica come lo siamo noi ;-)
Avrete notato che di default Grub presenta delle voci di cui difficilmente un utente comune sentirà la mancanza; una di queste è quella relativa a memtest e a meno che non ne abbiate veramente bisogno (ma in tal caso sarà facile riabilitarla) non ha molto senso che appaia nella lista dei sistemi operativi da avviare, anche perché se vostra moglie dovesse lanciarla per errore (passando l'intero pomeriggio ad aspettare che si avvii il pc) - statene pure certi - se la prenderà con voi ;-)
Ma noi non vogliamo che questo accada (d'altronde in famiglia non siamo dei BOFH), quindi da bravi ragazzi andremo a rendere il nuovo menu di Grub 2 semplice e pulito.

Dicevamo che memtest non è indispensabile, quindi provvediamo subito a revocare i permessi di esecuzione dello script che genera la relativa voce in Grub:

$ sudo chmod -x /etc/grub.d/20_memtest86+ [invio]
password [invio]

In questo modo dal prossimo riavvio non vedrete più quelle fastidiose voci relative ai test di memoria, che come dicevamo, potrete sempre riabilitare eseguendo gli stessi comandi, ma sostituendo -x con +x per riassegnare i permessi di esecuzione al file 20_memtest86+.

Un'altra voce poco utilizzata nel menu di Grub è quella relativa al recovery mode e in questo caso c'è da dire che se avete aggiornato per diverse volte il kernel senza aver mai rimosso le vecchie versioni, potreste trovarvi con decine di voci di menu, in quanto viene generata una istanza normale e una recovery mode per ogni versione del kernel presente nel sistema. Quindi per evitare che questo avvenga dobbiamo istruire Grub attraverso la modifica del file /etc/default/grub:

$ sudo gedit /etc/default/grub [invio]

alla fine del file in questione troveremo la seguente riga:

#GRUB_DISABLE_LINUX_RECOVERY=true

che deve essere decommentata togliendo il simbolo cancelletto iniziale in questo modo:

GRUB_DISABLE_LINUX_RECOVERY=true

Fatto ciò, salvate e uscite. Inutile dire che nel caso la linea in questione non fosse presente, sarà sufficiente aggiungerla manualmente.

Una volta apportate tutte le modifiche desiderate non dimenticate di eseguire l'update, necessario a rendere effettivi i cambiamenti:

$ sudo update-grub [invio]

Infine diciamo che per rimuovere molte delle voci inutilizzate, potremmo anche aprire Gestore pacchetti (Synaptic) ed effettuare una ricerca con la parola chiave linux-image che in questo modo ci presenterà una lista di tutti i kernel installati e installabili nel sistema; a questo punto non ci resta che disinstallare le vecchie versioni per farle automagicamente scomparire anche dal menu di Grub.

Adesso i vostri cari non avranno più motivo per prendersela con voi e i vostri kernel ;-)

Aggiornamento: Rimuovere le doppie entry di Windows 7/Vista in Grub 2

lunedì 18 gennaio 2010

Modificare sequenza di avvio e tempo di attesa in Grub 2

Recentemente abbiamo visto come aggiungere una nuova voce nel menu d'avvio di Grub2 e oggi ritorneremo a parlare di questa nuova versione di Grub, per capire come poter cambiare la sequenza di avvio e modificare il tempo di attesa, un po'esagerato con i suoi 10 secondi di default. Per chi, come me, era abituato a editare il famigerato /boot/grub/menu.lst sarà difficile adattarsi a nuovi sistemi... se non altro per pigrizia ;-)
Fortunatamente i nuovi script di grub 2 non sono difficili da comprendere, basta solo sapere quale andare a prendere; in questo caso, dovendo modificare il tempo di attesa e la sequenza di avvio, andremo ad aprire il file /etc/default/grub... ovviamente da superutente ;-)

# gedit /etc/default/grub [invio]

il contenuto del file, a grandi linee è questo:

# If you change this file, run 'update-grub' afterwards to update
# /boot/grub/grub.cfg.

GRUB_DEFAULT=4
#GRUB_HIDDEN_TIMEOUT=0
GRUB_HIDDEN_TIMEOUT_QUIET=true
GRUB_TIMEOUT=3
GRUB_DISTRIBUTOR=`lsb_release -i -s 2> /dev/null || echo Debian`
GRUB_CMDLINE_LINUX_DEFAULT="quiet splash"
GRUB_CMDLINE_LINUX=""

# Uncomment to disable graphical terminal (grub-pc only)
#GRUB_TERMINAL=console

# The resolution used on graphical terminal
# note that you can use only modes which your graphic card supports via VBE
# you can see them in real GRUB with the command `vbeinfo'
#GRUB_GFXMODE=640x480

# Uncomment if you don't want GRUB to pass "root=UUID=xxx" parameter to Linux
#GRUB_DISABLE_LINUX_UUID=true

# Uncomment to disable generation of recovery mode menu entrys
#GRUB_DISABLE_LINUX_RECOVERY="true"

Per impostare il sistema operativo di default è sufficiente specificare il suo numero sequenziale in questa riga: GRUB_DEFAULT=4; in questo esempio rendiamo predefinito Windows, cioè la quinta voce del menu, che in Grub corrisponde appunto a 4. Invece per ridurre il timeout bisogna modificare il valore della riga: GRUB_TIMEOUT=3; quindi in questo caso il tempo di attesa che passa prima di avviare il sistema operativo di default è di 3 secondi. Ora non vi resta che salvare, uscire e rigenerare il nuovo grub.cfg con il seguente comando:

# update-grub [invio]

E con questo avete finito ;-)

Informazioni personali

La mia foto

Se lo spirito di condivisione che caratterizza Linux fosse applicato a tutti gli aspetti della vita, il mondo sarebbe un posto migliore per tutti !